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"Se
è vero che gli oggetti conservano l'energia, la forza e in
qualche grado il carattere di colui che li fece, ciò è
vero soprattutto per la spada giapponese: leggendarie sono in questo
senso le lame di Masamune e Muramasa, maestri forgiatori che infusero
il crisma della loro personalità negli oggetti di cui furno
artefici.
Intorno
a questo straordinario manufatto che è la lama giapponese
andò organizzandosi una sempre più stretta ma indipendente
collaborazione tra gli artigiani specializzati nella fabbricazione
dei componenti che avrebbero dovuto assemblarsi con essa.
Sin
da subito - sia per la sua estrema importanza funzionale sia per
le possibilità espressive che offriva all'artigiano - la
tsuba si impose come un oggetto avente "vita propria".
Maestri artigiani, committenti e collezionisti fecero si che si
formasse nel corso dei secoli una - diremmo oggi - sterminata letteratura
riguardo agli elementi sostanziali (metalli e leghe costitutivi)
e formali, legati agli aspetti compositivi geometrici e simbolici
delle tsuba. Forse proprio questa necessaria fusione tra gli aspetti
cosidetti sostanziali e formali, rende la tsuba un oggetto carico
di misteriosa attrazione non solo tra gli esperti.
Le
tsuba di Gianpietro Riposati coniugano in maniera esemplare sostanza
e forma, al punto in cui non è più possibile distinguere
l'una dall'altra. Se quel punto di non distinzione è raggiunto
la tsuba pur se quasi intrisa da una certosina perizia tutta artigiana,
diventa opera d'arte in cui Vita e Sogno tracciano un segno unico
e indelebile.
Sta
in questo la forza e la bellezza delle tsuba di Gianpietro.
Nelle
sue opere l'austerità del ferro è domata quasi con
grazia e le linee più morbide e fluenti creano d'improvviso
luoghi di forza indistruttibile. Ciò fa si che non solo l'oggetto
sia eseguito con rara perizia artigiana, ma lo spazio intorno ad
esso sembri quasi a sua volta essere forgiato e cesellato.
Per
questo le tsuba di Gianpietro Riposati sembrano oggetti costantemente
immersi e fluttuanti nell'invisibile densità dell'energia."
Commento
a cura del Maestro Dionino Giangrande, Aikizennokai Dojo
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